VACCINI E
DINTORNI
Il nostro
tormentato Paese pare improvvisamente pervaso da un nuovo singolare culto,
caratterizzato da un fanatismo assillante e settario, il quale pretende da
tutti la sottomissione incondizionata al suo rito principale, pena l'ostracismo
sociale, il marchio di infamia, se non addirittura la comminazione di sanzioni
penali e civili. Di che si tratta ? Ma della “vaccinolatria”, naturalmente. La
setta ha trovato cassa di risonanza in una improvvisata sorta di Armata
Brancaleone, costituita da cantanti, attori (per lo più dalla popolarità
calante), conduttori televisivi, qualche scienziato (pochi per la verità
tendenzialmente sempre gli stessi e a volte dalla autorevolezza tutta da
dimostrare) sedicenti opinionisti e politicanti vari. Tutti fieri di sbandierare
la loro ferma determinazione a vaccinarsi appena possibile, tornando sul tema
in maniera martellante e ossessiva, ingenuamente noncuranti del fatto che non
si vede che cosa dovrebbe importare ai cittadini delle scelte assolutamente
personali di tali signore e signori, per lo più dalla professionalità e dal
talento piuttosto dubbi.
Naturalmente la
cassa di risonanza di tale bombardamento ideologico tanto assillante quanto,
tutto sommato, ingenuo, è costituita dai
mass media nazionali, prime tra tutte le maggiori reti
televisive, ormai ridotte alla stregua di ufficio stampa della Pfizer.
La setta non è diffusa soltanto in Italia,
naturalmente, ma nel nostro Paese, tendenzialmente incline alla superficialità
e alla ingenuità nonché poco avvezzo alla riflessione, il fenomeno assume
proporzioni massicce.A dirla tutta, recentissimamente il meccanismo
propagandistico sembra essersi inceppato e l'assordante campagna pare essere
entrata in crisi, come risulta evidente dai toni assai più smorzati. Nella
generale confusione che regna sull'argomento, i mass media farfugliano di
"gravi ritardi nella distribuzione dei vaccini", in un patetico
accavvallarsi di dichiarazioni contradittorie e di smentite circa i tempi, le
tipologie, il grado di efficacia e altri aspetti ancora di quei presunti rimedi
miracolosi che sarebbero, appunto, i vaccini. Tutto ciò non può che creare seri
dubbi circa la reale convinzione dei fautori di tale causa, i quali si vengono
così ad aggiungere ai dubbi circa la reale efficacia nonchè l'opportunità di
tali misure sanitarie.
Ma a parte il caravanserraglio mediatico
rigorosamente allineato sulle posizioni della nuova setta, qual'è la reale
posizione della scienza in materia? La tematica è sicuramente complessa e
nessuno pretende di possedere la realtà in tasca, tuttavia cerchiamo di
chiarirci le idee fissando alcuni principi di fondo, basati su fatti
indiscutibili (libero poi, naturalmente, ciascuno, di intrerpretarli a suo
piacimento) e in ogni caso
capaci mostrare l'intricata matassa sotto una
luce diversa rispetto alla versione propalata dai mass media.
Cominciamo quindi con una premessa di importanza
fondamentale. La scienza non si
identifica affatto con la Verità assoluta e immutabile come crede ormai
soltanto qualche giornalista italiano (ma ci crede poi veramente?), il quale in
realtà di scienza evidentemente si
intende ben poco, quasi a voler
confermare la famosa massima risalente alla millenaria saggezza cinese: chi più
sa meno parla e chi parla meno sa.
Ciò che chiamiamo "scienza" in realtà
è un insieme di visioni e orientamenti, tutti naturalmente rispettabili e tutti
(o quasi ) a modo loro fondati. Ma come, mi direte: la scienza non si basa
sulla ricerca e sulla sperimentazione? Certo che sì, ma anche qui non mancano
certo i miti da sfatare. Tanto per cominciare, ciò riguarda in particolare la
favoletta dell' "assoluta ripetitibilità dell'esperimento", unica
condizione per poter considerare "provato" qualunque fenomeno,
secondo una mitologia dura a morire non certo tra gli scienziati, bensì
nell'immaginario collettivo . Infatti, capita piuttosto di rado che un
esperimento, una volta ripetuto, fornisca sempre gli stessi risultati, anzi
può addirittura verificarsi che questi
ultimi variino decisamente da un esperimento all'altro. Tutto ciò è ormai più
che noto alla ricerca scientifica da oltre un secolo e non è sicuramente un
caso se Albert Einstein ideò il "principio delle vacche nere":
per poter considerare provata l'esistenza delle vacche nere, basta sapere con
certezza che è stato avvistato almeno un esemplare di tale razza. Con
ciò siamo
giunti a un altro punto cruciale: l'interpretazione dei fenomeni sutidati dalla
ricerca scientifica è tutt'altro che
oggettiva e univoca: lo stesso fenomeno può essere considerato
"assolutamente provato" da un determinato ricercatore,
"relativamente provato" da un suo collega e "per nulla provato" da un altro
ancora.
La fisica quantistica ha inoltre da tempo
addirittura sfatato un altro mito, quello della realtà assolutamente e
rigorosamente indipendente da qualunque atteggiamento mentale ed emotivo da
parte dell'osservatore, rilevando come le stesse aspettative (quindi idee ed
emozioni) del ricercatore, al di là della volontà di quest'ultimo, possono
influenzare l'esito dell'esperimento!
Ciò premesso - sia pure sintetizzando
enormemente una tematica estremamente complessa - dovrebbe essere chiaro come e
perché dovrebbe soltanto farci ridere sentir parlare, da parte dei vari
portavoce del caravanserraglio di cui sopra,
con tanta supponenza degli "scienziati" e della
"scienza", i quali vedrebbero nella "pandemia" una sorta di
terribile peste di manzoniana memoria (o giù di lì) mettendo di conseguenza in
guardia il mondo intero contro gli spaventosi rischi cui l'umanità andrebbe
spaventosamente incontro a meno che non si decida a sottoporsi in massa nei
tempi più brevi possibili al rito sacrificale (appunto il vaccino!). Un minimo
di onestà intellettuale imporrebbe in realtà di riconoscere innanzitutto che la
"scienza" è assolutamente divisa sia sul problema base, ossia sulla
cosidetta "pandemia" (difficile credere peraltro che di questa
veramente si tratti, come chi scrive ha cercato di spiegare nel suo
recentissimo "Chi ha paura del covid? , un'occasione storica per un
grandiso risveglio capace di rivoluzionare la nostra esistenza") in sè,
sia, ancor di più, a proposito del presunto rimedio, ovvero della famosa
"vaccinazione".
Comunque la si pensi e comunque la si rigiri,
resta peraltro il fatto che, checchè se ne dica, nel caso del virus che da quasi
un anno ormai sembra ossessionare buona parte dell'umanità, il rischio
effettivo di decesso in ogni caso è e resta estremamente basso. Inoltre, anche
quando ciò si verifichi, risulta ancora più raro che, di per sè, il virus in
questione basti a cagionare tale evento.
Quanto poi a ciò che vorrebbero spacciarci per
miracoloso rimedio, ai vaccini insomma, grazie al Cielo esiste la rete (chissà
poi perchè tanto invisa alla quasi totalità degli imperveranti
"telepredicatori" nostrani: non si tratterà forse di cattiva
coscienza, almeno in alcuni casi?), grazie alla quale veniamo a conoscenza di
due dati tutt'altro che trascurabili.
Primo. Scienziati di fama e autorevolezza
mondiale non solo tendono in sostanza a sdrammatizzare notevolmente il problema
del virus in sè, ma si dimostrano apertamente tutt'altro che ottimisti nei
confronti della vaccinazione. Valga per tutti un solo nome: quello del Premio
Nobel Luc Montaigner.
Secondo. Se pure pare innegabile che, almeno in
alcuni casi, la vaccinazione si sia rivelata storicamente efficace, nondimeno
da qualche decennio, stando a varie ricerche scientifiche, i meriti di tali
prassi sanitaria andrebbero a dir poco ridimensionati. Innanzitutto, le
malattie la cui fine normalmente si attribuisce appunto alla vaccinazione in
realtà sono scomparse o perlomeno si sono notevolmente ridotte, parrebbe,
fondamentalmente a causa delle mutate condizioni di vita, a livello di massa,
le quali avevano causato le stesse malattie. Pensiamo soltanto alle mutate
condizioni igieniche, nettamente migliorate...
E ancora: gli "effetti collaterali"
dei vaccini costituiscono un problema tutt'altro che trascurabile, se vogliamo
guardare in faccia la realtà. Non esiste infatti trattamento farmacologico, per
quanto preventivo (come è appunto il caso dei vaccini) privo di effetti
collaterali, i quali possono anche essere (e in effetti non di rado sono)
devastanti. Basti pensare che alcuni ricercatori hanno rilevato l'insorgenza di
dedterminate malattie proprio in coincidenza con la diffusione di massa di
certi vaccini..
Tuttavia, se pure le motivazioni e le idee di
fondo dei "no vax" sembrano assolutamente condivisibili,
l'impostazione generale cela un errore di fondo. Invitata a partecipare a una
grande manifestazione internazionale "contro il razzismo", Madre
Teresa rifiutò cortesemente, sp
iegando: "No, grazie, verrò volentieri
quando organizzerete un evento a favore dell'amore tra i popoli". In un
clima infuocato e confuso come quello attuale, non vi è bisogno di ulteriori
contrapposizioni e polemiche, bensì di idee chiare su ciò che si vuole,
invece di sottolineare ciò che non si vuole. E'vero che, per dirla col
Vangelo, occorre dire "sì al sì e no al no", ossia decidersi in un
senso oppure nelle situazioni in cui non esistono che due alternative
(diversamente saranno gli altri a decidere per noi e ben di rado sarà una
decisione a noi gradita). Almeno per quanto riguarda la vaccinazione
obbligatoria, la risposta, da parte di chiunque abbia soltanto una pallida idea
dei più elementari diritti umani, senza bisogno di scomodare scienza o altre
sfere elevate, non può che essere un bel "no" secco e deciso.
Difficile, infatti, capire se sia malafede,
ignoranza o ingenuità da parte dei sostenitori di tale misura hitleriana, ma
come si fa a ignorare (o a far finta di ignorare) che, in definitiva, non è
nemmeno chiaro che cosa contengano questi benedetti (o maledetti) vaccini, che
una valutazione anche soltanto vaganmente attendibile di benefici ed effetti
collaterali richiede anni, che, proprio per quanto riguarda questi ultimi, comunque anche a dar soltanto un'occhiata al
"bugiadino", c'è poco da star allegri, che in definitiva, non
sussiste nemmeno la più pallida ombra, almeo ora come ora, di una anche pur
vaghissima garanzia circa la loro efficacia, che fior di scienziati scuotono
severamente la testa palesando il loro scetticismo a quest'ultino riguardo
nonché la loro sincera preoccupazione a proposito dei danni che tali presunti
rimedi miracolosi possono creare?
Quale concezione della libertà, dei diritti dell'uomo della salute possono
mai avere quanti farneticano di "vaccinazione obbligatoria"? Come
fanno a ignorare che la salute, di conseguenza la scelta di sottoporsi o meno
alla vaccinazione, è e sempre resterà una scelta squisitamente personale, nella
quale nessuno al mondo ha il diritto di mettere becco? Hanno mai letto la
nostra Costituzione, tanto difesa a parole?
Ai "no vax" viene offerta una
occasione preziosa per comprendere ciò che essi vogliono veramente. Non basta
certo dire "no" ai vaccini per creare l'identità di un movimento. Ben
più efficace e più convincente risulterebbe infatti la loro campagna, se pur
restando fermi sul loro "no" a ciò che li ripugna (non senza ragione,
dal punto di vista scientifico, ripetiamo, e non solo), spostassero la loro
attenzione su ciò che vogliono, allontanandola da ciò che non
vogliono, ossia sulla sensibilizazzione circa la vera natura essenzialmente
spirituale e psicologica della salute. Inoltre non si risolve alcun problema nè
si migliora in alcun modo la situazione e meno che mai si perora in maniera
attendibile la propria causa rispondendo al male col male. In concreto,
contrapponendo fanatismo a fanatismo, settarismo a settarismo, se non
addirittura disprezzando coloro che la pensano diversamente, si rende un
pessimo serivizio alla propria causa,
anche perché, tra l'altro, si dimostra
di essere tutt'altro che convinti di ciò che si afferma.
Anche chi, come scrive, non può certo
considerarsi un fan dei vaccini, dovrebbe comunque comprendere che, al di là
della innegabile strumentalizzazione del problema da parte della industria
farmaceutica con tutto il seguito di corifei al suo soldo, molti sostenitori
dei vaccini sono sicuramente in buona fede nè pare sensato negare che essi
pongono un problema che comunque va affrontato. Quale occasione migliore per
lanciare una seria campagna con l'obiettivo ambizioso di dimostrare che il vero
vaccino è in realtà in noi, in quanto la vera salute è in realtà armonia e
amore alla vita, ossia un immenso patrimonio di risorse interiori celate nel
profondo di ciascuno di noi? Campagna basata sugli strumenti dell'apertura di
mente e di cuore, del dialogo e della tolleranza, si intende.
Fermo restando che chiunque deve essere
assolutamente libero di sottoporsi alla vaccinazione, se crede, pare opportuno
rilevare che, al di là degli spaventosi interessi che si celano dietro a tale
presunta campagna sanitaria (pensiamo soltanto ai colossi della farmaceutica,
appunto) tutta questa faccenda, sia la reazione di fronte al virus che sarebbe
esploso quasi un anno orsono (ma le cose stanno poi veramente così?) palesano
una commovente ingenuità e un palese equivoco di fondo, strettamente correlati
l'uno all'altra.
Innanzitutto, l'esplosione di paura (grande
nemica delle difese immunitarie e causa di tanti contagi, ricordiamo) che la
cosiddetta "pandemia" ha scatenato nel globo - in particolare in
Italia- altro non è che la punta di un iceberg, un senso di terrore
panico, quasi...Insomma, paura di vivere, tanto per dare un'idea. Se vogliamo,
la cosidetta "pandemia" (mi permetto di rimandare ancora una volta al
mio libro per spiegare quel "cosidetta") svolge per molti individui
la stessa funzione svolta per secoli e secoli dalla credenza nel diavolo. Più
facile inventare uno spaventoso nemico terribile e incredibilmente potente, cui
attribuire la responsabilità di tutto ciò che non ha funzionato nella nostra
vita, che assumere invece tale responsabilità in prima persona. Più comodo
incolpare il prossimo e le circostanze esterne che decidersi a diventare
protagonisti della propria esistenza. Intendiamoci: non che il mondo esterno
non abbia il suo peso, il problema è tuttavia proprio questo: per troppi secoli
siamo stati abituati a trascurare in tutto o in parte il nostro immemso
potenziale. Dio sa se questo discorso c'entri con la salute.
Ci sia contentito di concludere citando ancora
una volta il grande Einstein: "Nessun problema si risolve restando alla
superficie, per risolverlo occorre risalire a monte, al livello al quale si è
creato." Al di là degli "aiutini" e delle pezze, per quanto in
certi casi non privi di una loro utilità, questi tempi tormentati ci offrono
l'occasione storica per scoprire una grande verità scientifica, che ci ricorda
tanto la metafora del "re nudo": la vera salute proviene dall'anima
ed è proprio lì che va cercata e trovata.
Quello che non si capisce è perchè puntano tutto su vaccini sperimentali, tant' evvero che bisogna firmare il consenso informato con una liberatoria molto ampia, e non si è investito nulla in una tempestiva terapia domiciliare. - Marco
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